Alvaro Bello e Vadim Sher VS A Page of Madness

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Il ciclo di proiezioni con musica dal vivo 2013-2014 organizzato da Rimusicazioni Film Festival si conclude il 6 giugno a Bolzano con un cine-concerto di qualità molto alta, dedicato a un film importante e significativo non soltanto per la cinematografia giapponese del muto.

A Page of Madness (Una pagina folle)

regia di Teinosuke Kinugasa, Giappone, 1926, 60′

musica originale di Vadim Sher e François Lasserre interpretata da Alvaro Bello e Vadim Sher

Alvaro Bello – chitarra elettrica
Vadim Sher – piano, tastiera
E’ un film giapponese muto realizzato nel 1926 da Teinosuke Kinugasa (1896-1982) su una sceneggiatura di Yasunari Kawabata (1899-1972): Teinosuke Kinugasa nel 1954 vincerà il Grand prix du Festival de Cannes et il Léopard d’or al Festival de Locarno per La Porta dell’Inferno et Yasunari Kawabata riceverà il premio Nobel alla letteratura nel 1968.

La visione di A page of Madness realizza una esperienza cinematografica possente.
La storia è quella di un vecchio marinaio che lavora in un ospedale psichiatrico con lo scopo di favorire l’evasione di sua moglie, lì internata. Egli sogna i primi tempi della loro vita in comune, si ritrova coinvolto in una insurrezione e infine torna al lavoro, rassegnato, dopo che la sua donna rifiuta di seguirlo. I ricordi, le azioni e le speranze dell’anziano marinaio si succedono sullo schermo senza un apparente legame narrativo e si mescolano alle visioni degli internati. Le loro follie sono il pretesto per l’elaborazione di una serie di deformazioni e di trucchi sperimentali che il montaggio lega magistralmente tra di loro. Il ritmo è vertiginoso, le inquadrature, le luci, le scenografie e i gesti degli attori fanno di “Una pagina folle” un capolavoro mondiale del cinema muto.
Comporre la musica per il film di un regista scomparso permette una grande libertà. Scelta dei momenti, dello stile, della costruzione, dell’intensità. Tutto è possibile. Ma questa libertà si accompagna anche ad una responsabilità essenziale: senza le preziose indicazioni del creatore converrà non stanutare il film. Comporre musiche destinante ad essere eseguite in diretta è un esercizio appassionante perché lo spettatore deve sentirsi contemporaneamente al cinema e a un concerto e un vero interesse musicale deve sommarsi al valore cinematografico.

Una pagina folle è un film particolarmente esigente e oscillante tra una immensa bellezza e una architettura cinematografica complessa.
Questo affresco ci cattura con la sua profondità emozionale e psicologica, ci stupisce per la sua plasticità, ci sorprende per la sua incredibile inventiva cinematografica e ci spiazza per l’abbandono della narrazione classica.

Affinchè la composizione musicale evolva effettivamente con il film, ci è parso indispensabile che esse seguano molto precisamente il ritmo del montaggio delle immagini, che faccia risuonare le emozioni, che sviluppi l’impalpabile nella psicologia dei personaggi e che infine accentui lo sguardo, sottolineando dei dettagli. Questo film impone una scrittura musicale complessa e precisa.

Per esprimere il dramma (personale e universale) della follia e dell’internamento il registra e lo sceneggiatore hanno costruito il film attorno ad una serie di opposizioni, di tensioni narrative e formali (follia/normalità, dentro/fuori, statice/dinamico, buio/luce…) Una dialettica di cui si appropria la musica, per precisarla, per prolungarla attraverso un gioco timbrico, i tempi, i registri, il suono, il silenzio ed i rumori, tutta materia a disposizione del compositore.

Teinosuke Kinugasa ha realizzato un film sperimentale resistendo a qualsiasi tipo di stile predefinito. Al fine di rimanere in armoria con la libertà artistica che emana da questo film, non abbiamo legato la nostra scrittura a un’epoca, nè a uno stile in particolare.

Un pianoforte, un organo elettromeccanico e la chitarra elettrica sono alla base di questa partitura originale, moderna nella sonorità e classica nella scrittura.

Teinosuke Kinugasa nel 1954 vincerà il Grand prix del Festival de Cannes et il Léopard d’or al Festival di Locarno per La Porta dell’Inferno eYasunari Kawabata riceverà il premio Nobel alla letteratura nel 1968.

(note di Vadim Sher)