RIMUSICAZIONI FILM FESTIVAL

2012

 
 


Lunedì 3 dicembre 2012

Trento-Cineforum/ Teatro S. Marco - h 17:30






Skyscraper Symphony

Robert Florey 1929, dur. 10’

Musica originale di Ampersand

 


Un anno dopo Johann the Coffin Maker gli studios, inaspettatamente, dettero a Florey l'opportunità di realizzare un quarto film d'avanguardia. Monta Bell era stato a una festa durante la quale Chaplin aveva proiettato per la prima volta A Hollywood Extra. Divenuto il direttore dello studio Astoria della Paramount quando lo stabilimento era rientrato in attività con l'equipaggia-mento per il sonoro, Bell, alla ricerca di nuovi talenti, fece avere subito un contratto a Florey stimandolo un regista di assoluta competenza. L'Astoria lavorava a pieno ritmo, praticamente 24 ore su 24, e a Florey, incaricato delle riprese di The Battle of Paris (1929), un musical con Gertrude Lawrence, toccò il turno di notte. Il regista approfittò dell'insolito orario per girare il suo Skycraper Symphony - conosciuto anche come Skycrapers - usando lo scenario metropolitano di New York City per un'altra personale variazione sul popolare tema della "sinfonia della città". Per tre mattine consecutive realizzò, con una DeVry a mano, una serie di riprese che enfatizzavano le figure geometriche formate dagli edifici. Florey descrisse il suo film da un rullo come uno studio architettonico sui grattacieli "visti dall'alto o ripresi dal basso, con grandangolari spesso deformanti, obiettivi da 24mm, veloci panoramiche e montaggio accelerato" (lettera non datata di Florey a Anthony Slide). In una recensione [di Marguerite Tazelaar, 1929] Skycraper Simphony viene così decritto: "Improvvisamente un'ombra lunga e sottile apparve sullo schermo, seguita da varie riprese di edifici: i crepacci di Wall Street, i canyon di pietra con piccole ombre assottigliate proiettate dal sole che giocavano tra essi; poi la Trinity Tower, il primo piano della finestra di un ufficio incastrata nella pietra come un occhio spalancato. Gli effetti più sorprendenti erano dovuti alle riprese effettuate da altezze vertiginose, nel dettaglio di un cornicione scolpito, nel convergere di lontani grattacieli che brillavano come ricami. D'un tratto, apparve Times Square, incombente, con Broadway che si restringeva in lontananza come binari in fuga. Poi appariva la torre del Metropolitan col suo familiare orologio. Le guglie di St. Patrick si fondevano con degli scheletrici tralicci d'acciaio che si elevavano sinistri dalla terra. La facciata scialba di un nuovo edificio di appartamenti fissava l'occhio della cinepresa come una cosa di pietra e senz'anima sfregiata da colpi di sgorbia che altro non erano che finestre. Naturalmente, in parte, sono le meraviglie architettoniche di New York a rendere il film così emozionante, ma, in realtà, è l'occhio dell'artista a creare l'emozione cogliendo il carattere, il profilo, il colore e il sentimento della strana città fatta di mura.