RIMUSICAZIONI LIVE

2013

 
 


venerdì 1 novembre 2013



Bolzano, Videodrome via Roen 6 - h 21:00



Nosferatu

(Friedrich Wilhelm Murnau-1922 75’)


rimusicazione dei Supershock

 

musiche scritte da P. Cipriano e V. Mitola

con Paolo Cipriano (voce, chitarra, flauto)

Valentina Mitola (basso e voce)



I Supershock sono uno fra i gruppi piemontesi più quotati a livello internazionale: hanno conquistato Avignone Festival, Lione, Parigi, Dubai, la Guyane Française e l'attenzione di tanti Direttori Artistici, ma è a Torino, al Teatro Agnelli, che hanno segnato la prima nota di questa loro positiva avventura.

Calati nell'atmosfera del cinema muto, sulle immagini del film capolavoro Nosferatu girato negli anni '20 da Friedrich Wilhelm Murnau, i componenti dei Supershock eseguono le musiche dal vivo, interpretando l’avvincente trama con un rock creativo e potente.

Durante la proiezione del film Nosferatu di Murnau, i Supershock eseguono dal vivo musiche appositamente scritte per interagire dialetticamente con le immagini. Il pubblico viene riportato nell’atmosfera del cinema muto, quando le proiezioni dei film erano accompagnate da un’orchestra presente in sala che suonava dal vivo. Ma qui il tutto viene riproposto secondo canoni odierni e l’orchestra si trasforma in un gruppo musicale rock che commenta creativamente le immagini, sottolineandone la cifra perturbante e incrementandone la valenza metaforica.

La musica live dei Supershock diventa voce del film Nosferatu: una sinfonia di amore e morte.



Il film


Nosferatu il vampiro (uno dei capisaldi indiscussi del cinema espressionista tedesco) è stato per decenni il solo film vampirico ammesso nelle discussioni colte dei critici, ma- come tutti i film sul tema- viene spesso stroncato, nonostante abbia ispirato nel 1979 una personalità quale quella di Werner Herzog. Fortunatamente la sorte volle salvarne una copia, perché la pellicola fu condannata al rogo non per il suo contenuto erotico ma per una più semplice bega legale. Murnau infatti pensò bene di non pagare nessun diritto a Bram Stoker pur essendo Nosferatu apertamente tratto dal romanzo del giornalista irlandese. E così il nostro vampiro si trovò presto al centro di una causa intentata dalla vedova Stoker contro la casa produttrice. Nonostante Murnau avesse cambiato tutti i nomi dei personaggi la causa fu vinta e il tribunale decretò la distruzione di tutte le copie del film ma qualche "anima diabolica" provvide a salvarne i negativi.

Girato nel primo dopoguerra, l'obiettivo del regista sembra la rappresentazione dei tiranni e non quello di inoculare le masse dell'epoca con simboli eticamente malsani di ottimale preservazione dal dissolvimento della carne. Questa prima versione del conte Dracula sullo schermo è indimenticabile, con la sua figura rigidamente contorta e scheletrica, le lunghe unghie artigliate, le occhiaie incavate. La collocazione sociale nel mondo dei vivi è molto precisa: è la borghesia commerciale tedesca del secolo scorso. Per Murnau il Nosferatu, il non morto, era il simbolo dell'irruzione violenta di un elemento irrazionale nel tessuto della realtà borghese ottocentesca, un qualcosa da opporre alla buona educazione e alla facciata ipocrita del mondo circostante, una forza eversiva e incontenibile. Come uno specchio diabolico e metafisico il vampiro, nel capolavoro del muto tedesco, rifletteva l'immagine impietosa della crisi in cui versava tutta la middle-class europea consapevole ormai del fatto che la propria funzione storica si stava esaurendo. Contrariamente alle posteriori pellicole aventi per protagonista la figura del vampiro, quella di Nosferatu, lontana dal premere sull'eros, predilige la cieca forza maligna del non morto. Difatti il suo non è lo sguardo languido e accattivante del Dracula dell'indimenticabile Tod Browning interpretato da Bela Lugosi, né lo sguardo pieno di lascivia del vampiro Lestat in Intervista col vampiro. Il conte Orlok (interpretato nell'opera di Murnau da Max Schreck) non ha alcuna parvenza elegante, ma sembra solo strisciare in una condizione di automa semi-incosciente. Nessuna sensualità dunque ma solo le rigide movenze di un non-essere che in una sorta di altalenante regressione organica sembra richiamare un ibrido tra un pipistrello e un insetto. Nella sua staticità quasi ossessiva, questa icona non possiede nulla di romantico, quasi a sottolineare il carattere disumanizzato del male e l'impotenza umana di fronte a quest'ultimo. Pellicola pedagogica quindi con finale lieto solo a metà.