CINECONCERTO: YO YO MUNDI VS CHANG, la giungla misteriosa

Chang: la giungla misteriosa
Un film di Ernest Beaumont Schoedsack, Merian C. Cooper. Con Kru, Chantui, Nah, Ladah, Bimbo the Monkey Titolo originale Chang: A Drama of The Wilderness. Documentario, durata 68′ min.

YO YO MUNDI:
Paolo Enrico Archetti Maestri: chitarra elettrica e voce
Andrea Cavalieri: basso
Alan Brunetta: marimba e armonium
Eugenio Merico: percussioni
Dario Mecca Aleina: suoni e basi

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“Chang, la Giungla Misteriosa” è il cineconcerto del film americano del 1927 opera dei registi Ernest B. Schoedsack, Merian C. Cooper – ex aviatori, giornalisti e soldati – che divennero a tutti noti per “King Kong”, ma già all’epoca del muto erano considerati veri e propri maestri di cinema.

Chang non era un documentario più di quanto non lo fosse King Kong. Fu concepito come un affascinante “dramma naturale” che prendeva spunto dalla famiglia assente in Grass per narrarne la lotta contro la giungla. Come esempio di cinema è superbo, ben al di sopra della media dei documentari, ma, siccome non costitutiva un esempio di vita vera ripresa senza manipolazioni, era difficile da collocare ed ancor più difficile da approvare da parte dei puristi. Cooper e Schoedsack si misero in viaggio senza avere né un copione né un titolo. Avevano però il sostegno di Jesse Lasky ed alcune idee di base su cosa filmare. Quando giunsero a Bangkok, capitale del Siam (oggi Tailandia), iniziarono a cercare gli esterni: Schoedsack esplorò l’Indocina laddove Cooper si dedicò al Siam meridionale. Venne detto loro che in Siam non c’erano più tigri, ma i missionari li indirizzarono verso la provincia di Nan: “L’inverno scorso le tigri vi hanno ucciso diciannove persone.” Senza i missionari, spiegò Schoedsack, non avrebbero combinato nulla. “Ci trovarono portatori ed interpreti, fecero per noi tutto il possibile. Certo erano circondati da cristiani convertiti per un pugno di riso, ma erano brava gente.”Misero a loro disposizione anche una casa abbandonata e li aiutarono a scegliere fra la gente del posto gli interpreti del film. La madre, Chantui, era la moglie di uno dei portatori; si credeva che il marito fosse un carpentiere locale, ma di recente Serge Viallet ha scoperto che era in realtà un insegnante cristiano (“Kru” significa proprio “insegnante”). La ragazzina era sua figlia (e vive tuttora in Tailandia). Il ragazzo indicato come Nah era suo fratello Sa-nga. C’era anche il gibbone di Kru, Bimbo.Cooper e Schoedsack ebbero modo di conoscere le tigri attraverso una dura esperienza diretta. “I libri dicono che una tigre salta tre metri e trentacinque al massimo”, ha raccontato Schoedsack. “Così, per la scena in cui la tigre balza sull’albero, ho sistemato la mia piattaforma a quattro metri d’altezza, beh, sarà arrivata a tre metri e ottanta.”Con Chang, Cooper e Schoedsack puntavano ad una forma di realismo drammatico ottenuto osservando come le cose accadono e ricreandole a beneficio della macchina da presa. Cooper separò un’elefantessa dal suo piccolo, che legò ad una casa. Preparata la macchina da presa, la madre venne lasciata libera. “Arrivò come un bolide,” riferì Cooper. “Voleva liberare il suo piccolo; sapevo che ci sarebbe riuscita, ma non pensavo che avrebbe buttato giù la casa.”Uno dei metodi per cacciare gli elefanti fu suggerito dal Macbeth (via The Covered Wagon [I pionieri]): i siamesi si nascosero dietro a degli arbusti avanzando come la foresta di Birnam. Stando a Cooper, i cacciatori di elefanti siamesi apprezzarono talmente questa tattica che l’adottarono essi stessi, facendola così diventare autentica.I sistemi realmente utilizzati per ottenere le stupefacenti scene con gli animali sono rimasti un segreto che Cooper si è sempre ostinatamente rifiutato di svelare, ammettendo solo di averli trovati in un libro del XIX secolo.Le principali sequenze con gli elefanti furono girate a Chumphon, nel sud. Il re aveva una propria mandria che poteva calpestare impunemente campi e villaggi. Ciò diede a Cooper l’idea per l’apice drammatico di Chang, quando un branco di 300 elefanti distrugge un villaggio. Venne scavata una fossa per la macchina da presa azionata da Schoedsack, che intanto aveva preso la malaria. A Bangkok c’era un americano che produceva un cinegiornale locale, e fu a lui che Cooper e Schoedsack affidarono il prezioso negativo contenente la carica degli elefanti. Di solito spedivano i negativi alla Paramount, ma prima di lasciare il Siam volevano essere sicuri che la scena madre fosse a posto, e lo sarebbe stata, se non avessero preso proprio tale precauzione. L’americano rovinò i giornalieri e Schoedsack dovette rifotografare il negativo fotogramma per fotogramma, con un lungo tempo di posa per ciascuno di essi. Di qui l’effetto grana della sequenza, che fu comunque scelta per essere proiettata in Magnascope, con conseguente amplificazione del difetto, e che in seguito verrà riciclata in molti film, fra cui quelli della serie di Tarzan. (Scene tratte da Chang, Grass e The Four Feathers compaiono nel film del 1935 The Last Outpost [L’avamposto], con Cary Grant e Claude Rains, per la regia di Louis Gasnier e Charles Barton.)Una sola unica ripresa fu fatta allo zoo del Central Park. La scimmia che lanciava noci di cocco conto l’elefante non era venuta bene, “Così andammo a tirare noci al docile e macilento elefante del Central Park.”Un popolare romanziere dall’esotico nome di capitan Achmed Abdullah fu ingaggiato per dare un tocco orientaleggiante alle didascalie, ma le sue spiritosaggini sono un insulto al film (del resto, in Grass neanche Terry Ramsaye aveva fatto molto di meglio). Eppure Cooper e Schoedsack approvarono quei testi; e Cooper stesso aggiunse qualche didascalia. Se lo stile fiorito del conferenziere vittoriano sopravvisse fino ai FitzPatrick Travel Talks, il tono delle didascalie di Grass e Chang sarebbe stato ripreso in decine di documentari americani fino True-Life Adventures disneyane. Il film ebbe un successo enorme e per le sue “qualità artistiche” fu anche candidato ad uno dei primi Oscar (vinto però da Sunrise [Aurora]). Robert Flaherty parlò di “trionfo della verità” (Ciné-Cinéa, 15 ottobre 1927, p. 23) e Rex Ingram ne scrisse in termini entusiastici in uno speciale articolo per il Theatre Magazine (gennaio 1928, p. 64). – Kevin BrownlowAlle Giornate 2003 Chang viene proposto con un accompagnamento musicale eseguito da una piccola orchestra di sala paragonabile a quelle che negli anni Venti si potevano trovare nei cinema di medie dimensioni in città di medie dimensioni.Il cue sheet compilato per Chang nel 1927 esiste tuttora e, per ricrearne l’effetto, Philip Carli, nel preparare lo score per questa serata, l’ha utilizzato il più possibile. Tuttavia non tutti i brani musicali ivi suggeriti sono stati rintracciati. Probabilmente anche all’epoca il direttore musicale di un cinema di medie dimensioni in una città di medie dimensioni non disponeva di certi spartiti e pertanto sostituiva un pezzo con un altro simile.Quando il maestro Carli non è riuscito a trovare valide alternative, ha colmato le lacune con proprie composizioni originali. Un servizio questo che, presumibilmente, non veniva fornito dal direttore d’orchestra di un cinema di medie dimensioni in una città di medie dimensioni. Per fortuna, le Giornate possono vantare l’apporto di musicisti di calibro ben superiore a quelli che si esibivano nel nostro ipotetico cinema di medie dimensioni e confidiamo pertanto che i risultati del loro lavoro possano soddisfare il pubblico dello Zancanaro. – Alice Carli

Ricordiamo che questo progetto di sonorizzazione, pubblicato da Sciopero Records nel 2007, ha potuto “vedere la luce” su iniziativa di Tiziana Conte e grazie alla produzione del Cinema Municipale di Chiasso.

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